Fotografi

Adam Ferguson al Festival di Lodi, ecco cosa ha presentato

Aisha, age 14, stands for a portrait in Maiduguri, Borno State, Nigeria on Sept. 21, 2017. Aisha was kidnapped by Boko Haram then assigned a suicide bombing mission. After she was strapped with explosives, she found help instead of blowing herself and others up. Photo by Adam Ferguson for The New York Times

L’artista ha presentato una serie di foto che raccontano una storia di resilenza e forza. . Le giovani donne ritratte in queste fotografie sono state catturate da Boko Haram, un gruppo di militanti islamici con sede in Nigeria, e costrette a farsi esplodere. Tuttavia, non si sono arrese e, invece di sottomettersi alle torture dei loro carcerieri, hanno opposto resistenza. Nonostante l’indottrinamento, queste giovani ragazze hanno deciso di non commettere un atto violento e di ribellarsi a coloro che le avevano rapite.

Boko Haram — il cui nome può essere tradotto approssimativamente con ‘la cultura occidentale è proibita’ — attacca dichiaratamente le scuole e ha rapito più di 2.000 donne e bambine dal 2014. Le donne kamikaze vengono impiegate dai militanti come una nuova arma da guerra. Nel 2016, il New York Times ha dichiarato che almeno uno ogni cinque attentatori inviati da Boko Haram nell’arco dei due anni precedenti era un bambino, solitamente femmina. Il gruppo ha fatto ricorso a  27 bambini in attacchi suicidi nel primo trimestre del 2017, contro i 9 impiegati nello stesso periodo l’anno precedente.

Alcune delle ragazze sono riuscite a fuggire e hanno trovato la forza di raccontare, lanciando un segnale di speranza a migliaia di persone.

Adam Ferguson è nato nel 1978 e cresciuto nel Nuovo Galles del Sud, in Australia, e ha poi studiato fotografia presso il Queensland College of Art, Griffith University. Dopo aver conseguito la laurea, ha viaggiato di porto in porto nei Caraibi e nel Mediterraneo come membro di un equipaggio su una barca a vela dove ha dato inizio alla sua carriera fotografica.

Il lavoro di Ferguson è stato riconosciuto per la prima volta nel 2009, al momento del suo imbarco per una prolungata documentazione della guerra condotta dagli Stati Uniti in Afghanistan. Da allora ha lavorato a livello internazionale concentrandosi sui conflitti e sui civili nel mezzo di forze geopolitiche, contribuendo alle pubblicazioni del New York Times, del Time Magazine, del National Geographic ed altri.

Nel corso degli anni ha ricevuto premi dal World Press Photo, dal Pictures of the Year International, dal Photo District News, dalla National Portrait Gallery of Australia, da American Photography e le sue fotografie sono state inserite in numerose esibizioni personali e di gruppo.

Vive a Brooklyn, New York e lavora a due monografie: un diario di guerra dei suoi giorni in Afghanistan e una critica sulla identità regionale australiana contemporanea.

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Alessio Perigli

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