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Alessandro Galatoli | Intervista al giovane fotografo romano

Alessandro Galatoli, fotografo

Intervista ad Alessandro Galatoli

Alessandro Galatoli, fotografo Romano che vive a Firenze, padre di due bambine, la prima macchina fotografica una Kodak usa e getta, ora artista a tutto campo.
Nella sua carriera lavorativa ha realizzato progetti fotografici per agenzie di moda, aziende e privati.
Nel suo curriculum possiamo cogliere un master in fotografia al MoMa, definendo il suo percorso artistico in una professione che lo ha portato ad avere più di 20.000 follower e accolto positivamente dalla critica.

1# Ma chi è Alessandro Galatoli?

Appena lo avete capito ditelo anche a me, e non per essere poetici o misteriosi, se davvero penso agli ultimi cinque anni della mia vita, definirmi diventa utopistico. Comunque, elucubrazioni a parte, Alessandro è un padre di 3 piccole signorine, marito di una grande signorina, insomma, sono circondato da donne… Ho anche 2 cani e 1 gatto, insomma non mi faccio mancare niente. Vivo a Firenze dove dopo Roma e Stoccarda ho trovato una dimensione familiare e personale che mi fa sentire a casa, per il resto nella professione sono solo uno che cerca di dire qualcosa e che nel 99% dei casi non è soddisfatto di come lo ha detto e vorrebbe dirlo meglio.

Intervista al fotografo Alessandro Galatoli

2# Quando hai iniziato a capire che una usa e getta Kodak come macchina fotografica non ti bastava più?

Paradossalmente non molto presto. Amo ed ho sempre amato viaggiare da solo e posso annoverare viaggi assurdi fatti proprio con delle kodak usa e getta prese randomicamente prima di partire, per citarne uno, sono andato in Islanda con 4 macchinette usa e getta (con questa affermazione da qualche parte nel mondo un paesaggista è morto). Diciamo che ho scoperto la fotografia analogica in adolescenza tra mio padre che era un amatore e indirettamente forse un imprinting lo ha dato e una mia indole innata e inizialmente non capita. Sono una persona a cui piaceva guardare attraverso un buco, un voyeur della realtà e così ho cominciato con la strada più semplice, le usa e getta, poi arrivato il digitale le prime compatte e poi la passione lo studio e la professione, diciamo che il passaggio da usa e getta a digitale l’avrò verso i 19/20 anni probabilmente.

Intervista al fotografo Alessandro Galatoli

3# Nel tuo curriculum abbiamo visto una collaborazione con la famosa azienda Lomography, un tuffo nel passato con un obiettivo vintage?

Praticamente si. E’ stata una bella offerta che mi è piaciuto cogliere a cuor leggere, prendere la sfida di utilizzare un obiettivo davvero di altri tempi e vedere cosa potevo tirare fuori. Prendere i tanti “limiti” di performance e trasformarli in pregi, creare uno stile nello shooting con quelle caratteristiche così estreme.

4# Qual è lo stile fotografico che preferisci?

Wow, domanda difficile, sono un onnivoro ma soprattutto volubile, quindi difficile dirne uno se non per un periodo specifico, comunque sicuramente mi piace la spontaneità e l’interpretazione. Non so definire un termine che definisca uno stile ma sono fermamente convinto che viviamo in un era fotografica dove la tecnologia ci da la possibilità di apprendere e avere una tecnica eccelsa, di riprodurre fedelmente il reale, e allora, il valore aggiunto sta tra l’obiettivo e lo zaino, siamo noi. Il nostro punto di vista e la nostra interpretazione personale della realtà diventa fondamentali, per questo amo la street photography, la ritrattistica ambientata e sicuramente il Fine Art.

Fotografia di Alessandro Galatoli

5# L’attrezzatura che porti sempre dietro?

Una macchina istantanea (Polaroid/fuji), la ho sempre, mi aiuta a definire concetti, idee, pensieri. Come lenti per svago il 50mm per leggerezza e adattabilità. Per lavoro uno degli obiettivi che maggiormente amo e uso è il 35mm, probabilmente quello che uso maggiormente nell’ultimo periodo.

6# Guardando il tuo portfolio, una delle “storie” che ci ha emozionato di più è sicuramente “Silence”, con Livia Filippi.
La ragazza sembra veramente a suo agio nelle foto. 
Quanto è importante il rapporto che si crea tra fotografo e modella durante i servizi fotografici?

Nel mio modo di gestire il set fondamentale. Tra chi interpreta e chi coordina/crea/gestisce quella interpretazione deve esserci un rapporto ben definito, non necessariamente positivo, ma utile al “personaggio” se bisogna creare un mood triste o malinconico o positivo non è detto che sia bene scherzare o ridere ma certamente è necessario un feeling tra i due soggetti, che sia pure triste. Io personalmente lavoro molto su questo e anche nei miei workshop è parte importantissima della didattica. Far sentire  a proprio agio la modella è fondamentale per la buona riuscita di un immagine. Da quello che dite ad esempio sembra che lo abbiate percepito (fortunatamente) ed ciò che può far la differenza.

Silence, fotografia di Alessandro Galatoli

7# Spesso abbiamo sentito di modelle che non si sentono tranquille durante le sessione fotografiche, quasi si sentono un oggetto. 
Nel tuo portfolio, al contrario, le modelle sembrano quasi sentirsi “sicure”
Hai delle tecniche per farle sentire “a casa”?

Io credo che il rispetto e il modo di comportarsi siano alla base. Fin dal primo contatto con una modella per progettare o sviluppare un set, il modo di parlare o di comunicare fa la differenza. Io personalmente cerco di coinvolgere spesso in tutte le fasi della progettazione e lo sviluppo, faccio chat di gruppo per discutere e prendere decisioni, cerco di farle essere partecipi alla nascita e crescita dell’idea con tutto il team. Sul set poi l’educazione è sempre la prima cosa, personalmente ad esempio non amo mai toccare fisicamente o muovere le modelle e se proprio devo chiedo il permesso di spostare un braccio o il viso in una determinata posa, piuttosto che avere accortezze come pensare al freddo/caldo che possono avere, fame/sete, etc… Sono delle semplici banalità ma che possono davvero fare la differenza nello stato d’animo della persona che si deve fotografare.

Intervista al fotografo Alessandro Galatoli

8# Ti va di raccontare un servizio fotografico che ti ha segnato?

Segnato, diciamo che mi ha insegnato qualcosa, che si può sempre tirare fuori qualcosa di buono dagli imprevisti. Set progettato da mesi, abiti spediti dall’altra parte d’Italia, modella che viene da fuori, accordi con la location per fare dressing  trucco per poi scattare in una location esclusiva all’aperto. Arriviamo, trucchiamo, vestiamo, ci avviamo in location… Insomma ve la faccio breve location chiusa inagibile a causa di intemperie del giorno precedente, ripieghiamo sulla location alternativa del piano B, facciamo 3 metri comincia a diluviare… Morale della favola per non buttare la giornata prendo tutti vado in un appartamento, smonto tutto allestiamo un set al volo e faccio una serie di ritratti a tema con i quali ho vinto due contest. Ho imparato che anche quando va tutto storto, puoi fare la cosa in più che faccia la differenza, insomma, tenacia e determinazione, sempre.

Intervista al fotografo Alessandro Galatoli

9# La carriera da fotografo è molto difficile, lo sappiamo tutti, ma non impossibile. 
Vuoi dire qualcosa ai ragazzi che stanno iniziando da poco questo percorso?
D’altronde anche tu sei giovane, hai da poco passato i 30 anni, ma dimostri una maturità professionale.

Eh… ricollegandomi alla domanda precedente, tenacia e determinazione. Mi rendo conto che pensare anche solo di intraprendere questa strada e vivere di fotografia ad oggi può sembrare impossibile, lo sembrava anche a me e ancora è difficile crescere, mi sento di dire, praticamente per chiunque. Ma volendo citare qualcuno di molto più autorevole e riuscito di me (Toscani), “col talento non ci fate un cazzo, se volete avere successo dovete farvi il culo, giorno e notte, senza sosta, per anni, studiare, morire, e ancora studiare e se veramente volete farlo allora forse ci riuscite.” D’altronde nonostante oggi forse sia molto “figo” essere un “ph” non vedo come tutti gli appassionati o amatori possano pensare di dover diventare professionisti. Se lo si vuole diventare bisogna impegnarsi, bisogna studiare, e bisogna crederci fino a convincere chiunque si ha intorno che la realtà sia quella, costruirsela.

Intervista al fotografo Alessandro Galatoli

10# Come vive la vita Alessandro Galatoli? In bianco e nero o a colori?

Questa è forse la mia domanda preferita. Se me la aveste fatta due anni fa vi avrei risposto senza margine di dubbio in bianco e nero, e dalle mie fotografie era palese. Oggi rispondo drasticamente a colori, anzi, lavorando sul color grading… Davvero al di là della tendenza che ultimamente mi porta davvero di più a postprodurre a colori immagini che prima non avrei mai pensato, credo che il cambiamento sia derivato da una presa di coscienza. Ho sempre amato il bianco e nero perchè lo consoderavo arte, di per se una immagine in bianco e nero è automaticamente un astrazione, arte, perchè è qualcosa a cui non siamo abituati, noi vediamo a colori, la più semplice delle immagini in bianco e nero diventa automaticamente una nostra interpretazione. Ma la verità è che non ero capace io ad apprezzare a pieno la capacità e la potenza del colore, le sfumature, i messaggi che il colore porta nelle immagini e nella vita. Questo mi ha cambiato profondamente, ora davvero vedo cose che prima non vedevo, vedo colori che non coglievo e sfumature che mi perdevo, nella vita e nella fotografia.

Intervista al fotografo Alessandro Galatoli

Grazie mille Alessandro per esserti reso disponibile per questa intervista, speriamo di sentirci il più presto!

Per conoscere i lavori di Alessandro ecco la sua pagina Facebookprofilo Instagram e sito web

 

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Nicola Turco

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